IL RE IN UN INTERVISTA PER USA TODAY RIFLETTE SUL FUTURO, TRA NUOVI ROMANZI E...

 

C’è un’immagine che racchiude perfettamente il momento attuale di Stephen King: una scrivania piena di appunti, bozze e idee da “sgomberare”. A 78 anni, il maestro dell’horror e della narrativa americana contemporanea sta cercando di mettere ordine nel suo universo creativo. Non tanto perché la fonte d’ispirazione si stia esaurendo — anzi — ma perché, come lui stesso dice con ironia e lucidità, “a questa età sei fuori garanzia”.

King non parla di pensione, ma di una possibile pausa. Una sospensione necessaria, forse inevitabile, dopo una carriera che ha trasformato la paura in un’arte e l’ordinario in un incubo meraviglioso. “Sto cercando di liberare la mia scrivania il più possibile”, ha dichiarato in un’intervista a USA Today. “Non puoi dare nulla per scontato quando sei ‘fuori garanzia’. A questa età devi essere prudente: qualsiasi cosa può accadere”.

Chiunque segua la produzione di King sa che la parola “pausa” non è nel suo vocabolario abituale. Solo nell’ultimo anno abbiamo visto una vera ondata di adattamenti tratti dalle sue opere: The Monkey, The Life of Chuck, The Long Walk e il prossimo The Running Man sul grande schermo, oltre alle serie televisive The Institute e It: Welcome to Derry.

E nel frattempo, tra un set e l’altro, King ha trovato anche il tempo di tornare al suo alter ego investigativo preferito: Holly Gibney.

Protagonista del recente romanzo Never Flinch, Holly è diventata una delle figure più amate dai lettori — e, a quanto pare, anche dall’autore. King confessa di avere in programma un ultimo romanzo dedicato a lei, che spera di scrivere durante l’inverno: “Amo Holly. In questi giorni sto rileggendo The Outsider per rinfrescarmi la memoria, perché ho trovato un modo per chiudere la sua storia”.

Ma prima di salutare la detective Gibney, King ha un’altra missione da compiere: completare la trilogia iniziata quarant’anni fa con l’amico Peter Straub.Dopo Il Talismano (1984) e La Casa del Buio (2001), il terzo capitolo di quella saga fantastica è rimasto sospeso per anni, quasi un ponte interrotto tra due mondi narrativi. King rivela che questo nuovo libro “chiuderà il cerchio” non solo dei Talismani, ma anche de La Torre Nera, la sua epopea più ambiziosa.

Straub, scomparso nel 2022, aveva lasciato a King alcune idee per il progetto. “Continuavo a rimandare”, ammette lo scrittore. “Peter aveva le sue cose da fare, e anche io. Dicevo sempre: ‘La prossima volta, la prossima volta…’. Poi il tempo è finito per lui, e questo mi ha fatto stare male”.

Ora, quel rimpianto sembra essersi trasformato in un atto di dedizione: un modo per onorare l’amico e per dare ai lettori una chiusura che aspettano da decenni.

Nonostante la voglia di creare non si sia mai spenta, King è più consapevole che mai della fragilità del tempo. “Voglio prendermi una pausa finché sono ancora in salute”, dice. “Non puoi dare nulla per scontato dopo i 75 anni. Ti può capitare di tutto. Io sono stato investito da un’auto quando ero nel pieno delle forze… quindi so bene quanto possa cambiare tutto in un istante”.

Le sue parole, come spesso accade, oscillano tra pragmatismo e ironia. È l’umorismo di chi ha guardato negli occhi la morte — più di una volta, sia nella vita che nella finzione — e ha imparato a conviverci. King non teme l’invecchiamento, ma teme qualcosa di peggiore: la noia. “Vorrei fermarmi prima di cominciare a perdere colpi. Non voglio ripetermi o diventare noioso. Odio l’idea di essere un tipo noioso. Voglio ancora sorprendere la gente”.

Da oltre mezzo secolo, Stephen King scrive come respira. Ha pubblicato più di 60 romanzi, centinaia di racconti, e ispirato un numero incalcolabile di film, serie e fumetti. Suo figlio Joe Hill lo ha detto con affetto e ammirazione: “Mio padre starnutisce, prende un fazzoletto e dentro c’è già un romanzo”.

Ma King ha un suo metodo, quasi rituale: svegliarsi prima dell’alba, sedersi alla scrivania quando la casa è ancora immersa nel silenzio, e scrivere per tre o quattro ore. “Mi piace intrattenermi”, spiega. “Scrivere è il mio modo di giocare in un mondo di fantasia”.

Ed è proprio lì, in quelle ore rubate al sonno e al tempo, che si nasconde il vero segreto della sua longevità creativa. Non è solo disciplina, ma una forma di libertà. Un gioco che, anche dopo decenni di successi, King non ha smesso di amare.

Che cosa verrà dopo? Se c’è una certezza, è che Stephen King continuerebbe ad essere una presenza costante, anche se e quando dovesse decidere di non scrivere più: nei libri, negli adattamenti, nei sogni (e negli incubi) di chi lo legge da anni.

Perché il Re del Brivido, anche quando si ferma, non smette mai davvero di raccontare storie. E forse, tra le pieghe di questa pausa annunciata, c’è già un’altra trama che aspetta solo di prendere forma.

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