STEPHEN KING RISPONDE AI FAN: HOLLY, TRUMP E IL BLU-NERO DELLA PAURA
Immaginate Stephen King, seduto alla sua scrivania nel Maine, circondato da libri, appunti e — perché no — una tazza di caffè fumante. È così che me lo sono figurato leggendo la chiacchierata pubblicata oggi, 13 agosto 2025, su The Guardian. Un’intervista che non è un’intervista classica: sono i fan a fare le domande, e King risponde con la stessa schiettezza con cui, nei suoi romanzi, ci trascina dentro un incubo.
La prima stilettata arriva presto. Quando gli chiedono un’opinione su Donald Trump, lui non fa giri di parole: “Trump è una storia dell’orrore, non credi?”
Il tono è quello di chi ha passato una vita a raccontare mostri — reali o immaginari — e sa riconoscerli anche senza artigli o denti affilati.
Ma l’orrore non è l’unico ingrediente di questa conversazione. C’è anche tanta curiosità sul suo modo di lavorare. Scopriamo che, nonostante il mito dello scrittore che riempie quaderni a mano, King usa ancora Microsoft Word. A volte scrive a mano, sì, ma solo per poi trascrivere. E confessa un piccolo “fallimento”: The Cannibals, romanzo iniziato con entusiasmo e abbandonato dopo 200 pagine. “Non funzionava”, ammette con una sincerità che molti scrittori si sognano.
Poi c’è il capitolo dei personaggi che “crescono da soli”. Holly Gibney, per esempio, nata come figura secondaria e diventata protagonista di più libri. “A volte sono loro a chiedere più spazio”, dice, e in quella frase si intravede il magico patto tra autore e creature di carta.
La musica è un’altra compagna inseparabile. Non per ispirare storie, ma per accompagnare la revisione. Dai Metallica agli LCD Soundsystem, King sembra scegliere le playlist come un regista che lavora alla colonna sonora del proprio film mentale.
E quando un lettore gli chiede di dare un colore alla paura, arriva la risposta che mi ha fatto rabbrividire: “Blu scuro che sfuma nel nero.”
Perché nel buio totale non si vede nulla, ma in quel blu-nero… c’è abbastanza luce per intravedere cosa si muove nell’ombra.
Infine, King parla di cinema, con entusiasmo quasi giovanile. È curioso di vedere la nuova versione di The Running Man diretta da Edgar Wright, e il film tratto da The Life of Chuck. Ancora oggi, dopo decenni di successi, sembra che il brivido di vedere i suoi mondi prendere forma sullo schermo non lo abbia mai abbandonato.
Potete leggere l'articolo completo di The Guardian qui.




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