JT MOLLNER DIRIGERÀ LA BAMBINA CHE AMAVA TOM GORDON

 JT Mollner alla regia di La bambina che amava Tom Gordon: nuovo adattamento kinghiano in arrivo da Lionsgate


Dopo il suo coinvolgimento nella sceneggiatura di The Long Walk, JT Mollner è stato confermato alla scrittura e regia di La bambina che amava Tom Gordon, uno dei romanzi più sottovalutati – e al contempo più amati – della produzione post-'90 di Stephen King. La notizia arriva in questi giorni, insieme all’annuncio dell’acquisizione dei diritti da parte di Lionsgate, che ha ufficialmente avviato lo sviluppo del film.

Il nome di Mollner non è nuovo per chi segue da vicino il cinema di genere indipendente: il suo Strange Darling, presentato con ottima accoglienza, aveva già messo in evidenza una mano registica capace di lavorare sulla tensione e sul disagio emotivo dei personaggi. Qualità che sembrano perfettamente in linea con lo spirito del romanzo del 1999.

“JT è un regista che crediamo abbia un futuro brillante. In tutto il suo lavoro, crea personaggi, e soprattutto giovani personaggi, così avvincenti, strazianti ed emozionanti da emergere dallo schermo. E naturalmente, è quello che Stephen King fa anche sulla carta. La storia di sopravvivenza e perseveranza in 'La bambina che amava Tom Gordon' è senza tempo. Amiamo questa storia da molto tempo e JT è la scelta perfetta per adattare e dirigere questo amato dai fan di King.”

Un romanzo di paura (interna) e resistenza

The Girl Who Loved Tom Gordon è forse il romanzo più intimo e allegorico del King di fine millennio. Scritto in un momento di transizione per l’autore, in cui la paura assume spesso connotati più mentali che soprannaturali, il libro segue Trisha McFarland, una bambina di nove anni che si perde lungo il Sentiero degli Appalachi dopo essersi allontanata durante un’escursione.

Persa, assetata, inseguita da una creatura mai del tutto definita – forse reale, forse frutto della fame e del panico –, Trisha affronta una discesa negli abissi della solitudine e della sopravvivenza, accompagnata solo dalla voce del suo walkman, dove ascolta le radiocronache dei Red Sox e del suo eroe: Tom Gordon.

Nel testo, King costruisce una tensione quasi teatrale, in cui lo spazio è delimitato e il terrore si insinua con una lentezza glaciale. È un romanzo che richiede tatto e misura per essere trasposto sullo schermo: la sua forza non è tanto nella trama, quanto nella soggettività del punto di vista, nell’immaginario che Trisha costruisce attorno a sé per sopravvivere.


Una sfida registica: King lontano dal King "classico"

Chi conosce bene l’opera di King sa che La bambina che amava Tom Gordon si colloca in una posizione particolare nel corpus narrativo dell’autore. Lontano dall’horror “puro” di Pet Sematary o It, ma anche distante dalle atmosfere fantasy della Torre Nera, è un libro che lavora in sottrazione.

In questo senso, l'adattamento richiederà un approccio simile a quello usato in Gerald's Game (di Mike Flanagan, 2017), in cui il monologo interiore e il senso di isolamento erano motori narrativi centrali. Sarà interessante vedere se Mollner userà un linguaggio visivo allucinato, magari giocando con le visioni di Trisha, o opterà per un realismo secco e angosciante.

Altri adattamenti kinghiani in arrivo

Con La bambina che amava Tom Gordon, la lista di progetti tratti da King continua ad allungarsi. Tra i più rilevanti:

• The Long Walk, prodotto da New Line Cinema (co-sceneggiato proprio da JT Mollner);

• Welcome to Derry, serie prequel di It in lavorazione per HBO Max;

• Revival, ancora in fase di sviluppo, dopo un travagliato percorso tra registi e produttori.

È evidente che la “King renaissance” non accenna a rallentare: studios e registi sembrano sempre più interessati a scavare non solo nei best seller, ma anche nei titoli “minori” e nei racconti brevi.

Un progetto da tenere d’occhio

Se La bambina che amava Tom Gordon dovesse mantenere le sue premesse, potremmo assistere a uno degli adattamenti più eleganti e meno convenzionali del Re del Brivido. Un'opera che, come il romanzo, punterà più alla psiche che al jumpscare, e che – se realizzata con la giusta sensibilità – potrà ritagliarsi un posto accanto ai migliori film tratti da King.

Per i lettori di lungo corso, sarà anche un’occasione per rileggere (o riscoprire) un piccolo gioiello narrativo, capace di far paura senza bisogno di mostri... o forse con uno solo, invisibile, ma sempre presente: la paura stessa.



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